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Frozen è il titolo della mostra, allusione più a uno stato d'animo che a uno stato della materia.
Dodici tele con rappresentati frigoriferi aperti, all'interno dei quali compare sempre la scritta empty (vuoto), a sottileneare lo svuotamento dell'oggetto-simbolo del consumismo contemporaneo del suo contenuto consueto per essere riempito da altro: oggetti d'affezione, feticci del vissuto, simbolo di stati d'animo, rappresentanti della dimensione immateriale dell'essere umano.
Colori violenti ed effetti psichedelici, generati dalla luce di Wood, rendono tridimensionali le tele, trasformandole in ologrammi. L'ossessività della ripetizione formale con minime variazioni si ricollega a un fare che da sempre caratterizza le pratiche rituali dell'essere umano: l'oggetto d'uso quotidiano diventa il supporto simbolico, il totem domestico al quale affidare il compito di preservare gli stati d'animo, nutrimento dell'anima anziché del corpo.
L'interazione tra il contenuto, il contenitore e la scritta, che pur essendo la stessa utilizza ogni volta caratteri grafici diversi produce un effetto surreale, trasportando l'immagine in un territorio di confine tra il reale e lo psichico.
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