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_LA VERTIGINE DELLA MIRIADE

_marco baj

_7 giugno - 30 settembre 2003

In una moltitudine di infiniti punti, l'universo si espande in un continuo divenire. Lo spazio si frantuma in minute particelle, propagandosi e moltiplicandosi.
La superficie si presenta icona di perfezione, ma l'osservazione più intima, quasi doverosamente ravvicinata, ci svela la sua affascinate irregolarità.
Ogni segno, ogni tratto è unico e irripetibile nella sua diversità.
Scaturisce da questa singolarità la poesia propria del particolare, poesia che nasce e si dipana dalla ripetizione ininterrotta di attimi, di gesti artigianali e minuti, attenti e riflessivi, uno legato all'altro in un infinito universo di rimandi.
Gli spazi, pieni e vuoti, creano sinapsi visive che si amplificano fino agli estremi della tela e del foglio bianco di candita seta e, qui, rincorrono nuovi spazi, nuove forme, nuovi involucri.

Un'immagine sembra apparire, misteriosa e irriconoscibile, oggetto invisibile, traccia madreperlacea, filo conduttore, istintiva linea di demarcazione fra dicibile e sotteso. Trama sotterranea che sconvolge l'ordine meccanico dei piani visibili, dell'organizzazione ottica. Così il segno sull'ordito dell'immagine diventa punto su cui poggiare il nostro sguardo per tendere ad un oltre presente, ma non delineato e l'universo tutto ci appare nel suo misterioso propagarsi, nel suo affascinante ripetersi.
Parabole ininterrotte tracciano microcosmi di pensieri attraversando le terre inesplorate della mente.
Lo spazio proposto invita e accoglie, indica la via dello svelamento, ma il mistero rimane e rimanda ad ataviche atomizzazioni in divenire.

Molecole infinite che inondano e riempiono lo spazio, esplodono e implodono, per noi e attorno a noi rendendoci parte di questa entropia comunicativa.
Per somme e rimandi il pensiero ci appare nitido e misterioso, aperto e invitante, oscuro e affascinate.

Nicoletta Bergamasco